STORIA DELLA LEGISLAZIONE
   
 

PREZZO: € 12,91

PAGG.: 160
ILLUSTRAZIONI: Nessuna
FORMATO (LXH): 17X24
ISBN:
PUBBLICAZIONE: 1998
 

PRESENTAZIONE

L'indagine si articola in due parti. Nella prima si esaminano le problematiche relative all'esistenza, alla datazione e al contenuto della constitutio de redemptis. Dall' esegesi dei testi in materia di redemptio sembra risultare che la constitutio (o comunque uno o più interventi normativi imperiali) dovette con tutta probabilità riguardare anche il riscatto dei liberi redempti, pur se citata da Trifonino solo relativamente agli schiavi.Sembra infatti difficile ipotizzare che le disposizioni che introdussero il diritto di retinere il liber redemptus sino alla restituzione del prezzo del riscatto,determinando così gravi limitazioni alla capacità di un cittadino romano, non siano state introdotte da un provvedimento imperiale, tanto più che la ratio di tali disposizioni appare la stessa di quelle relative ai servi redempti.

Per quanto concerne la datazione della constitutio, si è ritenuto di proporre come termine post quem la stesura dei Libri ad Sabinum di Pomponio e come termine ante quem quella delle Variae Lectiones del medesimo giurista. La Constitutio de redemptis rappresentò dunque, in un periodo in cui si ebbero ingenti perdite di uomini, sia per le campagne militari contro Quadi, Sarmati e Marcomanni che per il diffondersi della peste, lo strumento legislativo attraverso il quale ci cercò di favorire il ritorno dei prigionieri, garantendo ai redemptores la restituzione del prezzo pagato.
Una volta accertato che la nostra costituzione introdusse profonde innovazioni in tema di capacità giuridica del liber redemptus, la seconda parte della ricerca si è soffermata sulle problematiche relative a tali limitazioni di capacità.
Dai passi esaminati, relativi sia al periodo classico che a quello dioclezianeo, emerge che il redemptus riacquistava, una volta rientrato nel territorio romano, libertà e cittadinanza grazie al postliminium, ma il redemptor aveva il diritto di trattenerlo presso di sé sino a quando il prezzo del riscatto non venisse pagato o condonato.
Tale situazione di soggezione viene normalmente definita nelle fonti giurisprudenziali, così come nei rescritti della cancelleria di Diocleziano, con una terminologia che fa riferimento al pegno: vinculum pignoris, ius pignoris.
Queste espressioni sono state ritenute dalla dottrina prevalente di origine compilatoria, ma i passi relativi al ius pignoris e al vinculum pignoris appaiono privi di interpolazioni sostanziali e la situazione di soggezione del redemptus, quale risulta dalle fonti, appare rispondente ai principi classici.
Il ius pignoris fu concesso al redemptor per consentirgli di trattenere il redemptus, tornato libero in seguito al verificarsi del posliminium nel suo effetto principale, e di sfruttarne le capacità lavorative, se non fosse stato in grado di restituire il prezzo del riscatto. Sino a quel momento il redemptus, pur avendo riacquistato la libertas, appare sottoposto a notevoli limitazioni di capacità.